01 ottobre 2007

TORNIAMO A GENOVA


2001 - 2007: GENOVA BRUCIA ANCORA

Eravamo a Genova nel 2001 a sputare bile e succhi gastrici.
Eravamo a Genova sabato notte a veder sfilare le barelle, a piangere davanti al sangue sui muri, senza poter far nulla.
Eravamo lì perché non c'era giustizia allora, così come non c'è giustizia adesso.
Saremo a Genova di nuovo il 17 novembre del 2007.
Da allora nulla è cambiato, e 25 persone rischiano di pagare per tutti.
Non possiamo lasciarli soli, perché la loro condanna è la cancellazione della nostra memoria.

Entro dicembre verranno chiusi due procedimenti giudiziari che riguardano la nostra storia e la stagione dei movimenti che abbiamo conosciuto e animato in questi anni. Verranno pronunciate le sentenze per i processi ai 25 manifestanti indagati per le vicende del G8 e per gli inquisiti di Cosenza per il "sud ribelle".

Le richieste di condanne sono pesantissime, così come il reato che viene contestato: devastazione e saccheggio. Non possiamo accettare che la nostra storia, la storia di quelle giornate venga riscritta in tribunale, ricostruita ad hoc dalla magistratura e dalla destra per coprire le responsabilità delle forze dell’ordine che picchiarono, torturarono, spararono e uccisero. Rivendicare la nostra storia vuol dire non accettare che 25 persone finiscano in carcere per un totale di 225 anni. Rivendicare la nostra storia, via tolemaide e le giornate di Genova, vuol dire tornare a chiedere verità a giustizia e ribadire la necessità della commissione d’inchiesta. Lo faremo, a Genova, il 17 novembre. Stiamo costruendo, insieme a tanti soggetti della sinistra, una manifestazione nazionale per impedire che venga processata e riscritta in un’aula di tribunale una pagina di storia così importante e drammatica per la nostra generazione, per tutti. Non accetteremo che l’assurda accusa di devastazione e saccheggio segni la fine delle pratiche di opposizione ai potenti e limiti la libertà di movimento per gli anni a venire.

Il corteo partirà alle ore 16 dalla comunità di Don Gallo di San Benedetto, a pochi metri dalla stazione Fs di Genova Principe.

Torniamo a Genova il 17 novembre. Per Carlo, per la liberazione dei 25, per noi. Perché la nostra storia non si processa.


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25 giugno 2007

Dritto a sinistra, l'unica porta

di Luca Gibillini

Lo scenario che si sta definendo, con contorni più evidenti ogni giorno che passa, non può lasciarci indifferenti e silenziosi.
La destra avanza con una strategia ormai non più velata. Costruisce emergenze mediatiche, creando opinione e facendo cultura, cavalca il malcontento e l’opinione che suscita, propone soluzioni che sono sostanzialmente repressione e controllo.
Il Partito democratico nascituro, fa i conti con questa strategia e si inserisce nel dibattito politico sempre di più sui temi e sui contenuti sollevati dalla destra. Chiamparino, Galan, Turco e Fassino a livello nazionale ed ora anche nella dimensione milanese a spada tratta Penati, Fiano, Rozza rilanciano il tema sicurezza con il taglio securitario e repressivo che credevamo appannaggio della destra peggiore.
Chi non può affrontare il tema del degrado, il tema dello sviluppo e il tema della sicurezza in questi termini, non riesce a reagire. Non riesce perché l’operazione “creare paura” e “lavorare sulla percezione del rischio” è riuscita e perché non ci sono ambiti e soggetti sufficientemente forti per proporre ricette, soluzioni ed approcci culturali alternativi a quelli (sovrapposti e coincidenti) della destra e del Partito democratico.
La società sta cambiando rapidamente, sta, possiamo dire, degradando ad uno stato di individualismo e di paura diffusa. Questo sta accadendo, non come lungo processo evolutivo (o degenerativo), ma a balzi, attraverso lo strumento dei media, dell’impatto immediato sulle pance delle persone, sull’incertezza e la precarietà diffusa e non del tutto razionalizzata.
Facciamo tre esempi.
- Il lungo dibattito sulle droghe aveva assunto, fino alle politiche del 2006 (neanche un anno fa!), dei contorni interessanti. Si parlava di dialogo e di anti-proibizionismo. Oggi, una serie di notizie flash (decontestualizzate, sparate con i titoloni) e di allarmi gridati a gran voce hanno invogliato molti politici credibili e di centro sinistra, da Chiamparino a Mercedes Bresso, da Livia Turco ad Amato, addirittura a chiedere dura repressione, con i NAS nelle scuole, abolendo di fatto dalla discussione quelle poche conquiste culturali che sembravano acquisite. La prevenzione, i giovani interpretati come risorsa e non solo problema sociale, il dialogo generazionale.
- Il tema della sicurezza. Quasi scontato. Emergenza sicurezza è diventata emergenza stranieri (alla faccia di ogni dato della questura e di buon senso). Da stranieri a Rom e nomadi il passo è stato breve. La destra ha fatto campagne elettorali sui rom. Vincendole. Oggi, il Partito democratico, invece di provare ad affrontare la sfida su altri campi, si accorge di aver perso su questi terreni e cerca di farli propri. Ed ecco che Penati esce sui giornali con requisitorie sulla legalità, contro i rom, addirittura attaccando il governo e chiedendo improbabilissime moratorie del trattato europeo di mobilità verso Bulgaria e Romania. E dal dibattito pubblico spariscono alcuni termini che noi ancora sentiamo attuali. Anzi: attualissimi: solidarietà, opportunità, integrazione, rispetto, lavoro, povertà.
- Infine, ma non marginale, il lavoro, le pensioni, i diritti elementari. Ma più evidente di tutti: La famiglia, i pacs, la laicità dello stato. Il prezzo da pagare per costruire il PD è l’abbandono dei Dico. Ormai un’improbabile operazione parlamentare. Già i Dico erano, in tempi elettorali, una bassa mediazione sui diritti. Negli ultimi mesi il governo di centro sinistra è riuscito a spostare a destra l’intera cultura nazionale, rimettendo all’ordine del giorno la centralità della famiglia.

Creare spazi politici, culturali. Questa pare l’emergenza. L’alternativa sembra che sia, altrimenti, inevitabile: la costruzione del bipolarismo perfetto, all’Americana, dove esistono due partiti speculari l’uno all’altro, che dicono cose simili, con piccole sfumature, con tutto il dibattito politico concentrato sui nomi, sull’onestà e la simpatia di questo o quell’altro, con l’uscita definitiva di scena della politica, dei contenuti, delle prospettive di società.

Creare spazi politici, crediamo vada fatto su due direttive che si incrociano, ma che sono quasi indipendenti:
Da un lato costruire il soggetto politico di riferimento della Sinistra Europea, contenitore e spazio per molti che non si riconoscono nella dimensione tradizionale del partito politico, che sia punto di collegamento tra società e politica, tra istituzioni e movimenti, laboratorio politico e movimento culturale.
Dall’altro lato, forse ancora nella fase con carattere più di emergenza, costruire uno spazio politico in cui possano discutere e ritrovarsi le forze politiche e sociali di sinistra, come lo sono i partiti milanesi di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, i Verdi, Sinistra Democratica, comitati e liste civiche come la Lista Fo. Uno spazio politico dove ognuno può mantenere la propria identità, le proprie specificità, ma che possa rappresentare chiaramente uno strumento di battaglia politica e culturale, con una linea chiaramente alternativa alla destra, ma anche al Partito Democratico.
Non ha molta importanza come si definirà questo spazio, se come federazione, come soggetto politico, o più linearmente come cantiere politico (pensiamo al percorso che aveva portato all’Unione ). Quello che ha importanza è che si ritorni, a Milano, come in Italia, a dire cose di sinistra, a costruire consenso, ma soprattutto, a fare opinione, a fare cultura.
Ci sono alcuni temi che devono essere prioritari, perché sono i cavalli di troia della destra e del PD, ma anche altri temi che devono tornare ad essere cavalli di battaglia nostri e di tutta la sinistra: Un’altra sicurezza, un altro sviluppo dei territori, la difesa dei diritti, il ruolo del pubblico.
La strada da percorrere non si può pensare lunga e tortuosa, ma semplice e diretta, come semplice e diretta è la comunicazione che dobbiamo re-imparare a fare verso la società, dicendo cose semplici, precise e senza indecisioni, cose capaci di creare un immaginario, quindi di ridare speranza di cambiamento ai tanti che non vedono baricentri attraenti e che quindi si sfilano dall’impegno politico.
E’necessario che si inizi nei territori, che non si aspettino direttive da fuori di noi.
Ma soprattutto è necessario che ci si veda per definire, con chiarezza e puntualità, cosa ci unisce, quali sono le necessità che la fase ci impone, ma anche quelle che la nostra pancia ci consiglia.
Il resto è naturale: bisogna iniziare a fare iniziativa politica e cultura fuori di noi.

21 giugno 2007

Il Veliero


“Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione”
Luca Gibillini, Ombretta Fortunati, Roberto Acerboni, Gabriele Pellizzari, Massimo Bertani, Stefano Villani, Nerina Fiumanò, Daniela Mossoti, Amanda Prevedoni, Tazio Trevini, Massimo Barbieri, Silvia Nannicini, Valeriano Cisini

14 giugno 2006


16 / 17 / 18 GIUGNO

FESTA DI LIBERAZIONE - BARONA
Cascina Monterobbio - Via San Paolino 5

CUCINA CASALINGA - MUSICA - POLITICA


DOMENICA 18 GIUGNO - ore 16.30
NARRAZIONI MIGRANTI
Migranti si raccontano e ci raccontano
Con interventi di migranti dalle Filippine,
dalla Romania, dal Brasile

06 giugno 2006

EDITORIALE COMUNALI MILANO 2006

Queste comunali 2006, che dovevano eleggere il nuovo sindaco di Milano, sono state una vera delusione. (trovate tutti i risultati elettorali a questa pagina)
Sarebbe inutile e vagamente ipocrita non iniziare un qualsiasi commento sul 28/29 Maggio senza questo dato di fatto inconfutabile.
La sinistra era uscita spaventata, ma sollevata dal risultato delle politiche dell’aprile scorso, convinta di aver “scollinato”, di aver definitivamente cambiato la tendenza che spingeva verso destra e di aver incominciato ad ottenere consenso in tutta Italia.
In parte, ad essere franchi, è stato così: Napoli, Torino, Roma, hanno, talvolta con risultati addirittura sorprendenti, eletto sindaci espressione del centro sinistra, confermando la svolta in atto.
Poi alcuni casi, uno su tutti Catanzaro, che addirittura farebbero sorridere il più scettico. Da un sindaco di destra, eletto con il 75%, ad un ballottaggio tra due candidati sindaci di sinistra, uno sostenuto da Rifondazione, DS , Verdi ed uno da Italia dei Valori, Socialisti e Udeur.
Per la Sicilia si apre un capitolo a parte, in cui le speranze per Rita Borsellino si sono infrante contro le solite logiche clientelari e di matrice mafiosa che circondano Cuffaro e il suo entourage.
E poi Milano. La destra ha vinto ancora, con molto meno margine del solito, ma ha vinto ancora.
La Moratti, dopo aver cercato di distruggere da ministro la scuola pubblica, avrà ora campo libero, in veste di “Signor Sindaco”, per “occuparsi” di Milano.
La vittoria della Moratti, siamo onesti, prima delle politiche era vista come un ipotesi abbastanza remota. Ma alle politiche, il centro destra ha recuperato molti consensi, nonostante il pessimo spettacolo della campagna elettorale che tutti noi abbiamo dovuto subire.
Siamo arrivati con il fiatone alle comunali, dove ancora una volta i contenuti sono stati totalmente schiacciati dalle urla elettorali.
Ferrante sostiene che la responsabilità dell’esito negativo di queste elezioni sia da imputare al centro sinistra, che non ci ha creduto fino in fondo.
E’ però anche vero che in un sistema elettorale, a nostro avviso anti-politico, dove tutto viene concentrato sulla figura del sindaco, più che sulle forze politiche che lo sostengono, è compito del candidato bucare la coltre di fumo propagandistica, prendere posizioni chiare sui temi centrali della campagna elettorale e riportare al centro le priorità vere : la precarietà delle esistenze, le nuove povertà, l’emarginazione dei migranti, le case popolari delle periferie lasciate al degrado, i diritti negati , la qualità della vita.
C’è infine da fare una riflessione sul risultato di Rifondazione: 4,2% a Milano.
Considerando che sullo stesso territorio, un mese prima eravamo al 8.0% al Senato e al 6,6% alla Camera, possiamo dire che è stata una sconfitta: a Milano siamo passati a due consiglieri, dai tre precedenti.
Non è facile cercare di capire i motivi della perdita di quasi la metà dei voti in un mese.
Non è pensabile che si possa imputare la caduta di consensi elettorali alla presenza della Lista Fo (2.1%) e della Lista Ferrante (7,52%), oppure alla confusione da parte degli elettori con il simbolo dei Comunisti Italiani (1,54%), che comunque , abbiamo verificato in zona, esiste :sono state numerose le preferenze espresse per candidati di Rifondazione, a fianco del simbolo dei Comunisti Italiani.
Il problema, probabilmente, consiste nella natura stessa delle elezioni amministrative, elezioni che portano consensi a quei partiti che sono più visibili e presenti sul territorio, mentre per le elezioni politiche si tende a privilegiare l’aspetto culturale e ideale che sottende il simbolo di una compagine politica.
Rifondazione Comunista, attraverso questo voto, deve cogliere la criticità del suo intervento a Milano, dove la federazione provinciale sta vivendo un lungo periodo di transizione e di inevitabile stasi, del quale sentiamo sempre più urgente la fine.

Per superare il periodo attuale, che provoca poco altro che immobilità, impossibilità di avere punti di riferimento e portavoce, incapacità di bucare il muro di rumore della politica milanese, abbiamo bisogno di un gesto di discontinuità e di RIFONDAZIONE , di rilancio dell’ottimo lavoro prodotto negli ultimi anni, nella prospettiva di lungo e medio periodo che ci siamo dati all’ultimo congresso: centralità del movimento rispetto alle istituzioni, democratizzazione del partito e Sinistra europea.

Concludiamo con le note quasi positive, per il nostro circolo, di questa tornata elettorale. Avevamo lanciato un progetto, immaginandoci in consiglio di zona un gruppo più numeroso di quello che sarà in realtà.
I voti ottenuti ci assegnano due consiglieri, gli stessi che avevamo dal 2001 ad oggi: abbiamo ottenuto 5,03%, che comunque paragonato alla media cittadina parla di un discreto risultato. Entrambi i consiglieri eletti sono del nostro circolo : il confermato e decano Roberto Acerboni con 119 preferenze , il giovanissimo e sorprendente Gabriele Pellizzari con 115 preferenze.
Anche gli altri candidati del nostro circolo hanno ottenuto ottimi risultati, Nerina Fiumanò con le sue 54 preferenze e Stefano Villani con 47. Nelle scorse elezioni di zona, con le stesse preferenze, sarebbero stati entrambi eletti.
L’ottimo risultato complessivo dei candidati del circolo, con l’espressione di 335 preferenze in tutto, significa che siamo riusciti a costruire una squadra che lavorerà insieme nel prossimo CDZ, con gli altri candidati e gli altri circoli della zona 6, per costruire un opposizione seria e coerente alle politiche di destra del nuovo consiglio di Zona , presieduto ancora dal pessimo Presidente Massimo Girtanner.
Non ci resta che augurarci buon lavoro.
Luca Gibillini

29 maggio 2006

A MARTEDI'

L'appuntamento è per martedì sera, dalle 21.30 in poi, proviamo a capire come sono andate queste elezioni, chi ha vinto, chi ha perso, come è andata Rifondazione Comunista.
Ore 21.30 Circolo Rifondazione Comunista - Via Ovada 1 - Barona

16 maggio 2006

ULTIMI SFORZI

Una settimana e si vota.
Cacciare la destra è possibile, i giochi non sono per niente fatti.
L'ultima settimana è decisiva per convincere gli incerti e per spostare un poco di voti a sinistra. Magari a Rifondazione. Magari ad uno dei nostri candidati che, una volta ancora, vi nominiamo:
al consiglio comunale (scheda azzurra) :
CARLO RUTIGLIANO

sia al consiglio di zona (scheda verde) :

ROBERTO ACERBONI
NERINA FIUMANO'
GABRIELE PELLIZZARI
STEFANO VILLANI
Ebbene, per questa ultima settimana abbiamo qualche appuntamento a cui vi chiediamo una mano per farlo riuscire al meglio. Eccoli elencati
  • Mercoledì 24 Maggio dalle ore 9.30 : Mercato di Via Giussani
  • Mercoledì 24 Maggio dalle ore 17.00 alle 18.30 circa: Volantinaggio "aggressivo" a ROMOLO
  • Giovedì 25 Maggio, dalle ore 21.00: Comizio finale, in Piazza Duomo, con il nuovo segretario FRANCO GIORDANO
  • Venerdì 26 Maggio dalle ore 16.00 alle ore 18.00: finiamo i volantini in Piazza Miani, vicino all'edicola :
  • Venerdì 26 Maggio dalle ore 21.00: GRANDE FESTA CONCLUSIVA CON COMIZIO E MUSICA DAL VIVO al CAVALCAVIA BUSSA, quartiere Isola (info: www.conflittiincomune.org)

Raggiungeteci ed aiutateci se potete.

Al circolo abbiamo a disposizione ancora materiale per il consiglio di zona e per il comune, disponibile per chiunque voglia aiutarci a distribuirlo nelle caselle della posta, volantinarlo per strada, darlo agli amici. Ci trovate nelle date sopracitate o al circolo martedì sera dalle 21.30.

Per qualsiasi informazione, necessità o suggerimento, non esitate a contattarci via mail o per telefono. Materiale a disposizione è un pieghevole con il programma di zona completo in bianco e nero, un volantino pieghevole autoprodotto sui nostri candidati (quello che vedete allegato) e sui nostri punti centrali, biglietti da visita dei nostri candidati.

Luca Gibillini
Per il circolo di Rifondazione Comunista Lenin - Barona